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C’è una cosa della mia infanzia che non ho mai dimenticato: la campagna. In quei luoghi, nel mio caso ondeggianti colline toscane, il tempo sembrava fermarsi. S’incagliava nelle viti, nel tarassaco, tra le fronde dei ciliegi su cui noi bambini ci sedevamo a suggere i piccoli frutti rossi. La campagna, la casa dei nonni, la sveglia all’alba per “guernare” le galline… tutto aveva il sapore della stagione estiva. Un’estate con la Strega dell’Ovest, di Kaho Nashiki (Feltrinelli), racchiude in poche pagine le stesse atmosfere familiari, gli stessi odori e profumi traslati nel lontano Giappone.

Il libro, il primo della scrittrice nipponica, esce nel 1994 e viene riproposta di nuovo al pubblico nel 2017, in una nuova edizione, per volontà dell’autrice.

All’interno del romanzo, si snodano con delicatezza le due settimane che Mai trascorre con la nonna inglese. A cavallo tra il ritiro spirituale e la fuga da una città e una scuola troppo pretenziose, la piccola Mai scoprirà il potere che si tramanda nella sua famiglia: resilienza e capacità di prendere le proprie scelte.

La Strega dell’Ovest e il ponte tra oriente e occidente

Nella sua semplicità, Un’estate con la Strega dell’Ovest lancia un ponte tra due parti del mondo. Le tradizioni inglesi e giapponesi si mischiano con naturalezza nei gesti della Strega, nelle ricette e nella pacata risoluzione dei piccoli conflitti che imperversano nella vita. Il risultato è uno spaccato dolce, rinfrescante e pulito di una quotidianità contadina, contrapposto all’asfalto e alla frenesia della città.

Eppure, alla città, alla spinta verso il futuro, non ci si può sottrarre. Per questo Mai decide di tornare a casa e lasciare quello spazio bucolico e radicato nel passato per affrontare il presente e costruirsi un avvenire. La campagna, viene così ridotta al my sanctuary, un luogo segreto, segnato dalla ciclicità delle stagioni, dove potersi fermare e ritrovare se stessi.

Le Streghe

Eh? Le streghe sono esistite davvero? Non sono solo un’invenzione della televisione, dei manga e delle fiabe?

Il libro di Kaho Nashiki apre uno squarcio sulla visione delle streghe come donne di potere, ostetriche, erboriste, veggenti. Le spiegazioni della Strega dell’Ovest su come sono effettivamente le donne che praticano la magia non differiscono dalla visione popolare della “donna saggia”.

Nel suo percorso e nel suo addestramento, Mai impara prima di tutto a visualizzare e a centrarsi, ovvero a percepire il mondo attorno a sé e a recuperare una calma interiore. Basi, queste, della stregoneria moderna e, nello specifico, delle correnti della wicca e del neopaganesimo. Tuttavia, le loro radici sono molto più antiche e si può risalire fino agli esordi del buddhismo. Solo successivamente, verranno integrate nella spiritualità occidentale e non è un caso che sia la Strega dell’Ovest a insegnarle alla piccola Strega dell’Est, in una sorta di restituzione tra oriente e occidente.

La magia è attorno a noi

Grande insegnamento di Un’estate con la Strega dell’Ovest è che la magia è tutta attorno a noi. Erbe, animali, lo scorrere del tempo, lo scivolare dei cicli stagionali… ogni piccolo campo dell’esistenza si riempie, alle parole di Kaho Nashiki, di magia e conduce a riflessioni sul senso della vita, della morte e sulla necessità di prendersi del tempo per se stessi e cambiare le cose che non ci piacciono con pazienza e costanza.

Il libro è un veloce spaccato di un’estate di crescita e confronto, narrato con abilità, tenerezza e una forza evocativa trascinante. Leggero, eppure commovente e impreziosito con tre racconti dell’autrice a incorniciare un’opera davvero graziosa.