La pasticceria incantata è il romanzo d’esordio della scrittrice ed editor sudcoreana Gu Byeong-mo, pubblicato in Corea nel 2009 quando Byeong-mo aveva 33 anni.

Il titolo di questo breve romanzo (giusto 168 pagine nell’edizione Mondadori del 2023) non deve trarre in inganno: sembra appartenere al filone dei soliti romanzetti romantici-zen slice-of-life asiatici che vanno per la maggiore, come Finché il caffè è caldo o I miei giorni alla libreria Morisaki.

Ma qui non troverete giovani adulti delusi dalla vita che riprendono ad amare grazie all’atmosfera intima di una pasticceria. La pasticceria incantata di Byeong-mo è, in effetti, incantata.

La pasticceria incantata: l’incanto della crescita

Il romanzo è narrato in prima persona dal protagonista, un sedicenne affetto da una pesante balbuzie. La sua balbuzie è, però, l’ultimo dei suoi problemi. La sua situazione, in casa, è ingestibile. La matrigna non sopporta nemmeno la sua vista, e quando la sua sorellastra di sette anni, Muhee, subisce violenza sessuale, le cose precipitano. Viene accusato ingiustamente, e il ragazzo scappa di casa per rifugiarsi nella pasticceria poco distante.

La pasticceria è gestita da un giovane uomo scontroso e da una ragazza gentile, che ha la caratteristica di trasformarsi ogni sera in un uccellino. Il pasticcere è, infatti, un vero e proprio mago, e il grande forno sul retro della pasticceria conduce in una stanza segreta dove il ragazzo viene prontamente nascosto.

Da quel giorno fino alla fine dell’estate, il ragazzo ricambierà il favore gestendo il sito internet della pasticceria: wizardbakery, dove tanti clienti ordinano i costosi manicaretti del pasticcere: biscotti pieni di rancore, bambole voodoo di marzapane, meringhe che ti fanno tornare indietro nel tempo.

L’universo si compone di principi materiali e immateriali. Ovunque si trovano forze invisibili, impossibili da percepire a occhio nudo o da spiegare scientificamente, e in grado trasformare tutto ciò che fa parte del mondo materiale. In generale, sono gli sciamani e i seguaci di qualche religione, i maghi e gli stregoni a occuparsi di queste forze, ma a volte può capitare che abbiano simili poteri anche persone comuni.

Sembra tutto fatato, ma non dobbiamo dimenticarci cos’ha portato il nostro protagonista nella pasticceria. La pasticceria incantata non è chiamata “fiaba dark” a caso. Anche la magia viene trattata con grande serietà e realismo: rispetta, insomma, il principio generale che nulla si crea e nulla si distrugge, e che a ogni azione corrisponde una reazione di cui bisognerà prendersi la responsabilità.

Sbagliare soggetto: l’effetto farfalla

Un pasticcino che fa innamorare può sembrare una barzelletta, ma fa ridere molto meno se lo si dà alla persona sbagliata, convincendo un violento di amarti follemente. Un biscotto che fa fallire un singolo esame e può avere proprietà lassative sembra uno scherzetto di poco conto, ma un adolescente può reagire a una simile umiliazione in modi drammatici.

La trasformazione avviene attraverso l’energia prodotta dal rancore che gli esseri umani provano. L’accumulo di queste forze invisibili produce una distorsione nel mondo materiale che nel tempo porta a uno squilibrio. L’equilibrio tra i principi materiali e immateriali, alterato dagli esseri umani, deve essere ripristinato a partire da questa energia. Pertanto, i maghi di tutto il mondo convivono con il dilemma tra dover coesistere tutti insieme o sparire tutti. E così sarà finché le persone nutriranno risentimenti nel proprio cuore, cioè finché gli esseri umani esisteranno.

Insomma, non si può sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni. Anzi, non si può fuggire in generale dalla propria vita e dai propri problemi, e affidarsi a manicaretti magici non è sempre una buona idea.

Il nostro protagonista imparerà questo e altro, durante i suoi giorni alla pasticceria incantata.

La pasticceria incantata mi ha ricordato piacevolmente Il castello errante di Howl, non il film di Miyazaki ma il romanzo da cui è tratto. Un approccio alla magia quasi scientifico, che va oltre enunciare incantesimi in qualche lingua arcana.

Non è un romanzo senza difetti: un paio di volte il punto di vista scivola via, il che, dato che il romanzo è in prima persona, infastidisce parecchio.

Il proprietario tornò nella stanza all’interno del forno e si sdraiò sul letto, rivolto verso il muro. Il cuscino era così soffice e comodo che solo appoggiandoci sopra la testa gli si chiudevano gli occhi, e il copriletto era così morbido che non faceva alcun rumore quando si muoveva.

Sembra che di colpo il narratore diventi onnisciente, in grado di raccontare le sensazioni del mago, cosa che il sedicenne non potrebbe fare dal proprio punto di vista limitato.

Malgrado queste piccole cadute di stile, si tratta di un ottimo esordio e di un libro piacevole da leggere, con un finale tutto sommato non scontato.