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Jenni Fagan, classe 1977, nasce a Livingstone e vive oggi a Edinburgo, di lei hanno detto che è l’erede narrativa di Irvine Welsh, e più recentemente, in riferimento alla sua ultima pubblicazione si è detto che rappresenta una delle opere più significative degli ultimi dieci anni.
La sua opera di esordio Panopticon, diventerà presto un film prodotto dalla Sixteen Films.

“Ogni pagina risplende di quella magia vivace e inquietante che solo la grande scrittura sa imprimere. Un libro davvero magnifico”

Irvine Welsh

Da menzionare sono sicuramente i riconoscimenti che le sono stati concessi, Jenni Fagan infatti è stata selezionata nel 2013 dalla prestigiosa rivista Granta, nominata autrice scozzese dell’anno nel 2016 ed è stata finalista per due volte al Pushcart Prize.

In Italia sono stati tradotti solo due libri della sua produzione, Panopticon, del 2012 che è al centro di questo articolo, e Pellegrini del sole, del 2016. Entrambi i romanzi sono oggi pubblicati dalla casa editrice milanese Carbonio.

Panopticon

Superficialmente potrebbe sembrare che Panopticon si possa ascrivere all’interno del genere distopico, ma analizzando più attentamente invece si nota che il libro presenta degli aspetti drammatici e soprattutto attuali, è centrale il tema della tossicodipendenza e della criminalità. Viene rappresentata una società cinicamente spietata che segna fin dalla nascita il destino delle persone, che sembrano incapaci di modificare il percorso della propria vita.

In questo quadro desolante si narra la vicenda di una ragazza di quindici anni, Anais Hendricks non ha conosciuto la madre e per tutta la sua giovane vita è stata scaricata da una famiglia adottiva all’altra, collezionando sventure ed eventi che la segneranno nel profondo. In seguito ad un tragico evento, Anais viene affidata alla responsabilità del personale del panopticon, in attesa di indagini che la vedono coinvolta.

Il titolo del libro prende proprio il nome dell’edificio in cui Anais si ritrova da un giorno ad un altro.
La particolarità del panopticon è quella di essere strutturato in maniera tale da poter sorvegliare costantemente gli ospiti da un punto di vista di potere, una torre collocata al centro. La struttura permette al sorvegliante di poter vedere in ogni momento tutte le celle e allo stesso tempo gli garantisce che questi non capiscano di essere controllati.

Alcuni carceri sono stati realmente costruiti seguendo questa particolare struttura, che è stata teorizzata e progettata nel 1791 dal filosofo Jeremy Bentham. Il concetto del panopticon ha in seguito ispirato, tra i tanti, Michel Foucault, Noam Chomsky, Zygmunt Bauman.

Inoltre è chiaro il riferimento a tale struttura nel romanzo 1984 di George Orwell, in cui viene rappresentata una società governata da un potere autoritario e dittatoriale che controlla i propri sudditi attraverso l’utilizzo di mezzi tecnologici sempre presenti, anche addirittura nelle loro abitazioni per garantire il pieno controllo sui loro comportamenti.

Rimanendo su riferimenti letterari mi viene anche in mente il collegamento con il romanzo di più recente pubblicazione Kentuky di Samanta Schweblin (Sur), che prospetta la vendita di peluche tanto carini e simpatici, peccato che in realtà siano parecchio inquietanti perché attraverso di loro le persone che li acquistano sono osservati da utenti che pagano per guardarli.

Queste realtà più o meno distopiche che vengono narrate non mi sembrano poi così lontane dalla nostra tipologia di società, il paragone con i social sembra scontato ma è necessario citare il fenomeno voyeuristico in cui l’utente guarda la vita dei suoi amici virtuali attraverso uno schermo.

La vita all’interno del panopticon

Per Anais non è facile ambientarsi, per una ragazzina di soli quindici anni con un vissuto difficile è complicato dimostrare le emozioni per aprirsi agli altri e a nuove esperienze. Inizialmente è fredda e distaccata, non concede alcuna confidenza. Appena arrivata sarà protagonista di un confronto violento con una ragazza anch’essa ospite della struttura, questo evento sarà significativo come un battesimo, grazie al quale Anais sarà accettata.

Con il tempo sostituirà la solitudine con la frequentazione dei suoi nuovi compagni, anche se per poco tempo nascerà tra loro una solida amicizia fraterna.
Durante il percorso che Anais si trova ad affrontare le tappe non saranno certo facili, e spesso saranno motivo per riportare alla mente tragici eventi che hanno caratterizzato il suo passato.

Oltre alle difficoltà reali Anais deve confrontarsi con “l’esperimento”. Chi gestisce l’esperimento la osserva proprio dalla torre centrale del panopticon. l’esperimento rappresenta tutto quello che intercorre tra finzione e reale, tra razionalità e immaginazione, Anais si troverà così vittima dell’ossessione mentale vivendo nel dubbio di qualcosa che potrebbe esistere o no.

Da ISBN a Carbonio

Qui la copertina della edizione targata ISBN

La casa editrice che per prima lo ha portato in Italia è stata la ISBN Edizioni, ed è in questa veste che io l’ho letto. La prima cosa che ho notato è che era un titolo ISBN, e visto che non me ne lascio scappare uno l’ho subito afferrato e solo quando ho iniziato a fare una ricerca ho scoperto che si trattava dell’esordio di Jenni Fagan, prima non avevo avuto modo di leggere un suo libro, quindi Panopticon è stato il mio approccio e credo proprio che proseguirò con Pellegrini del sole.

Dal punto di vista delle proposte editoriale della ISBN non sono mai stata delusa, e ho sempre apprezzato anche l’originalità delle copertine e degli interni, ma quella della ISBN è stata una stagione che si è conclusa molto tempo fa, e così Panopticon, come molti altri titoli, non avevano più una casa che li rappresentasse in Italia, ed è qui che interviene la Carbonio.

La casa editrice milanese ha ripescato questo titolo, ma ha anche ampliato l’offerta pubblicando il secondo romanzo della Fagan, che come abbiamo detto prima porta è intitolato Pellegrini del sole. Ora la domanda sorge spontanea, il terzo romanzo dell’autrice, Luckenbooth, uscirà nel gennaio del 2021 in lingua inglese, e chissà se la Carbonio non ci regali anche questa volta la possibilità di leggere un libro che già da quel che si può intuire promette bene.