Un pallido orizzonte di colline (Einaudi) è il romanzo d’esordio dello scrittore britannico Kazuo Ishiguro, pubblicato nel 1982, vincitore del Winifred Holtby Memorial Prize.

La narrazione si svolge dal punto di vista di Etsuko, una donna giapponese emigrata in Inghilterra. Nel dover affrontare il suicidio della primogenita e le incomprensioni con la secondogenita, la donna si lascia andare ai propri ricordi del Giappone del dopoguerra: Nagasaki ricostruita dopo il trauma della bomba, il rapporto con il primo marito e il suocero, la strana amicizia con la vicina di casa Sachiko e sua figlia.

Un pallido orizzonte di colline: linee narrative tra passato e presente

In un continuo oscillare fra passato e presente, l’autore porta avanti diverse tracce narrative. Forse, quella più forte ha come protagonista la vicina di casa Sachiko. La donna, del tutto irresponsabile e volubile, lascia costantemente da sola la figlia e non si cura che essa vada a scuola, troppo occupata a seguire questo o quel sogno, a prendere questa o quest’altra decisione sul proprio futuro. Etsuko esprime costante preoccupazione per la bambina, e molte volte, incinta lei stessa, le terrà compagnia e tenterà di instaurare un rapporto con lei.

La seconda linea narrativa vede il lungo soggiorno del suocero a casa di Etsuko. Questi, per quanto animato da un carattere gioviale e gentile, ha delle idee estremamente retrograde che non si cura affatto di nascondere. Malgrado ciò, Etsuko non si mostra mai in disaccordo con lui, nemmeno intimamente.

Gli americani non hanno mai capito il Giappone. Non ci hanno nemmeno provato. Le loro abitudini andranno bene in America, ma in Giappone le cose sono diverse, molto diverse – Ogata-san sospirò di nuovo. – Disciplina e lealtà, ecco ciò che teneva unito il Giappone. Ti sembrerò un sognatore, ma è vero. La gente era legata dal senso del dovere. Verso la famiglia, verso i superiori, verso il Paese. Adesso invece non si fa che parlare di democrazia. Senti tirare fuori questa parola ogni volta che qualcuno vuole comportarsi in modo egoistico, ogni volta che qualcuno vuole dimenticare i suoi doveri.

Sebbene il marito non sembri affatto così reazionario, e anzi gli dia ragione solo per avere pace, Etsuko asseconda pienamente gli exploit del suocero. Eppure, da qualche parte dentro di lei devono pur esserci i semi di una ribellione, dato che finirà per divorziare dal primo marito ed emigrare. Qualcuno può dedurre che questa ribellione sia istigata dalla fuga della sventata Sachiko in America, non fosse che Etsuko non sembra aver mai considerato la cosa una buona idea.

Né, a conti fatti, può farlo il lettore: del resto, Frank-san, l’uomo che doveva portare Sachiko nel proprio Paese, l’aveva già ingannata una volta e si era bevuto tutti i risparmi di lei. Sachiko avrà mai raggiunto l’America? Si sarà mai realizzata? È stato questo ad aver spinto Etsuko a emigrare a propria volta?

Queste tracce narrative sono destinate a non incontrarsi, né a mostrare una conclusione al lettore: ci viene fatto intendere che il matrimonio col primo marito finirà in divorzio, ma non vediamo con chiarezza i semi del malcontento di Etsuko rispetto al rapporto con l’uomo. Non sapremo mai che  fine abbia fatto Sachiko, la cui decisione finale di partire per l’America sembra solo l’ennesimo colpo di testa destinato alla rovina. Una decisione che parte già coi peggiori auspici, con l’annegamento dei poveri gattini di sua figlia, che non vuole rassegnarsi a lasciarli indietro.

Etsuko non è una voce narrante molto coinvolgente. La maggior parte del tempo si limita a esporre i fatti, molte altre volte preferisce mettere a tacere determinati ricordi, come dimostrato dalle situazioni in cui chiede alla secondogenita di non parlare di determinati avvenimenti. Questo rende la narrazione di Un pallido orizzonte di colline un po’ costipata: insieme al rifiuto di portare al termine le linee narrative, e solo il delicato suggerimento che l’influenza di Sachiko potrebbe aver avuto qualcosa a che fare con le decisioni future di Etsuko (altrimenti, perché avere questa linea narrativa? A che scopo?), si ha l’impressione che il romanzo sia sconclusionato.

Un pallido orizzonte di colline e i temi di Ishiguro

Come opera d’esordio, Un pallido orizzonte di colline presenta al suo interno molte delle tematiche e vezzi di stile che caratterizzeranno anche la produzione futura dello scrittore. Il narratore inattendibile, il procedere per salti temporali, i vuoti, le contraddizioni fra i ricordi del narratore e i dialoghi con gli altri personaggi. Ma anche: lo scontro generazionale, il Giappone del dopoguerra, i mutamenti causati dal trauma della bomba e l’influenza americana, il rifiuto della nuova generazione di giapponesi rispetto all’imperialismo, il tentativo di cancellare e distanziarsi dal passato.

Il personaggio di Ogata-san, in particolare, sembra quasi preso di peso da questo romanzo e reso il protagonista de Un artista del mondo fluttuante, pubblicato nel 1986. In questo romanzo molte tematiche accennate in Un pallido orizzonte di colline vengono ampliate, e la voce narrante ha certamente molta più personalità di Etsuko.

Un pallido orizzonte di colline è certamente interessante nella misura in cui si fa panoramica della Nagasaki post-bomba atomica, e dei cambiamenti del Giappone del dopoguerra. Tuttavia, i romanzi successivi di Ishiguro offrono un migliore e più particolareggiato dipinto di quella determinata situazione sociale.

A causa della mancata chiusura delle sue linee narrative, non si ha bene impressione di cos’altro possa apportare questo romanzo: non sembra parlare della liberazione della donna, né nel bene, né nel male. Non approfondisce nemmeno la tematica dell’emigrazione, né quella del suicidio. Molte sono le idee suggerite da questo breve romanzo, ma nessuna trova un pieno sviluppo.

Vi sono certamente altre opere dell’autore molto più meritevoli. Non si tratta, comunque, di una lettura odiosa; si fatica solo a trovare una ragione per leggere il romanzo, non fosse per completare la bibliografia di un autore amato.

Giulia Taccori