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Di lavoro faccio il padre.

Di professione disegno fumetti.

Per passione, scrivo.

Comincia così, con un incipit tanto lapidario quanto veritiero, l’esordio di Matteo Bussola: Notti in bianco, baci a colazione (Einaudi). Un libro ironico, tenero e reale, composto da tante piccole istantanee sulla vita quotidiana della famiglia dell’autore.

Riga dopo riga, in uno stile che alterna la narrazione, al flusso di coscienza, a episodi completamente dialogiche, Matteo Bussola permette al lettore di sbirciare la sua giornata di fumettista, scrittore e, soprattutto, padre di Virginia, Ginevra e Melania, le sue “ottime insegnanti” per il mestiere più difficile del mondo.

Notti in bianco, baci a colazione: il cammino dei genitori

Notti in bianco, baci a colazione prende il lettore per mano, così, con la tenerezza di un genitore che accompagna il figlio a scuola. Ed è di tenerezza, dolcezza e quelle meravigliose domande che fanno i bambini (“Papà, quando hai incontrato la mamma, come hai fatto a sapere che era la mamma?“), pregne di meraviglia per l’esistenza e di curiosità a volte ingenua, a volte quasi crudele, che sono fatte le pagine di questo libro.

Passo dopo passo, Matteo Bussola restituisce a chi legge la dimensione dell’essere figlio, ma anche genitore e infine d’adulto, che di tanto in tanto ha bisogno pure di respirare dal ruolo paterno. Alla fine, però, si ritorna a quel punto di svolta dell’esistenza, quando l’individualità condivisa porta a qualcosa di nuovo, impensabile, eppure reale e tangibile: la responsabilità verso terzi di fungere da guida, sostegno, appoggio, nella strada della vita.

Una responsabilità velata sempre dallo spettro della crescita, di un’adolescenza sconosciuta, di una metamorfosi in un individuo diverso dalla bambina a cui il giorno prima canti mentre le lavi il viso ma che, ora che è grande, non vuole più sentire le tue note stonate. Un cambiamento che terrorizza, ma che non è mai individuale: genitori e figli, alla fin fine, evolvono assieme in un’avventura meravigliosa.

D’altronde, come affermava la celebre Mafalda di Quino a sua madre: “Ci siamo diplomate lo stesso giorno”.