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Agosto è stato per noi un mese di pausa e di letture variegate. Nonostante le difficoltà a spostarsi, abbiamo viaggiato in lungo e in largo grazie alle pagine di testi meravigliosi.

A farmi compagnia quest’estate è stato un libro decisamente particolare: Le corde dell’arpa (Edizioni Lindau), il testo più controverso di Carlo Coccioli, di cui abbiamo già presentato in un articolo speciale L’erede di Montezuma e Il cielo e la terra, nonché a cui abbiamo dedicato una rubrica speciale su IGTV.

Oggi, come libro del mese, ho scelto proprio l’opera di Coccioli per presentarvi un testo che vale davvero la pena leggere.

Le corde dell’arpa: da Lorca a Coccioli

David con unas tijeras

Cortó las cuerdas del arpa.

Federico García Lorca

Fabrizio e Letizia. Due individui, una sola anima. Benestanti, irriverenti e in preda ai volubili capricci di lei che alternativamente è Letizia e Fabrizia, .

La relazione tra i due protagonisti è casta, edonistica. Entrambi vagano per l’Italia alla ricerca e alla scoperta dei piaceri della vita, amandosi di un amore voluttuoso e privo di carnalità, finché Letizia non sposa Ramòn e lo segue in Messico, privando Fabrizio della sua anima.

La distanza, però, infierisce su entrambi. Lo spirito spezzato, diviso tra due corpi distanti, spinge Letizia a richiamare a sé Fabrizio che la raggiunge in Sud America. Comincia così il disperato tentativo di Fabrizio di restituire l’anima alla sua amata e a se stesso. Sarà l’intervento di un ragazzo a rendere una scintilla dello spirito ai due, per una notte.

Ma la corda dell’arpa, il legame che lega Fabrizio e Letizia, è sempre in procinto di spezzarsi. L’amore proibito che li lega li spinge a un lungo viaggio attraverso l’America Latina, nel disperato tentativo di Fabrizio di non recidere la corda.

Fabrizio-Letizia, i due corpi con una sola anima, attraversano atmosfere e situazioni commiste tra fascino e depravazione, in un Sud America che incanta, ripugna e conduce in un cammino alla scoperta di se stessi e della propria completezza.

Pornografia? No, mitologia

Le corde dell’arpa fu considerato, all’epoca dell’uscita, un romanzo osceno e pornografico. Ciò nonostante, questa definizione è parziale, maliziosa e frutto di una mancata comprensione di un testo a più livelli.

La relazione tra Fabrizio e Letizia non può essere letta solo alla luce della carnalità. Tutt’altro, nonostante la sensualità e l’erotismo che permea l’opera, Le corde dell’arpa è completamente diverso da un romanzo pruriginoso: è una rappresentazione perfetta e materica del mito dell’androgino.

Fabrizio e Letizia sono una persona sola. Con due corpi, due menti, ma un solo fiato che li unisce, un solo cuore che batte all’unisono e al ritmo di un legame che travalica la normale comprensione. Non è difficile trovare i temi tanto cari a Coccioli: l’anima, il peccato, la redenzione, il rapporto con Dio e con la forma umana, fatta di carne, ossa, sangue e sesso. In Le corde dell’arpa il piacere si sposa con l’amore e l’unione dei corpi esalta quella dello spirito come in nessun’altra opera dello scrittore errante.

Limitare la lettura del testo all’aspetto erotico, significa sottoporlo a una lettura cieca e incompleta; essere incapaci di scavare nelle profondità della natura umana che è sì peccaminosa, ma travolgente, complessa e controversa nella sua mostruosità.

Il senso della meraviglia

Giungere al finale di Le corde dell’arpa è percorrere un cammino assieme a Fabrizio, che è espressione del conflitto umano. Il suo percorso è caratterizzato da un climax crescente, perché è lui che deve decidere se recidere la corda che lo lega a Letizia, o lasciarla integra. Fabrizio è ragione, mente. Letizia è corpo e cuore. Impulsiva, in balia della propria natura volubile eppure risolutiva nel momento finale, quando chiama a sé l’amante: “Sono Fabrizia”, assumendone l’identità, ricordandogli che condividono il respiro e l’anima.

Nell’indecisione di Fabrizio che vede il male sociale nei suoi sentimenti e pulsioni, e nella candida innocenza di Letizia, sgorga il senso della meraviglia. Termini la lettura con gli occhi aperti, incantata dalla scrittura fluida di Coccioli e dalla profondità del tema. Ci si trova di fronte a un genere nuovo, unico, indefinibile. E come bambini si rimane lì, a contemplare qualcosa di irripetibile che, per fortuna nostra, esiste.

Giulia Manzi