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Oggi abbiamo l’onore di ospitare un giovane filosofo italiano e ne approfittiamo per parlare della sua ultima pubblicazione. Giuseppe Turturiello è in libreria con L’anti-Fedro, Nubicuculia, e Ade o la rivolta dei sapienti, pubblicata da Eretica edizioni.

Giuseppe Turturiello autore di saggi filosofici, raccolte di poesie e opere di narrativa, si prefigge l’obbiettivo di incuriosire quei lettori che normalmente non si avvicinerebbero alla filosofia, e lo fa con una raccolta di tre racconti molto interessanti che abbiamo avuto il piacere di leggere.

L’anti-Fedro, Nubicuculia, e Ade o la rivolta dei sapienti

Nella sua ultima pubblicazione, L’anti-Fedro, Nubicuculia, e Ade o la rivolta dei sapienti, lei si prefigge l’obiettivo di coniugare la filosofia in una forma narrativa. Al termine della pubblicazione, e dopo aver raccolto i primi pareri, pensa di esser riuscito in tale impresa? 

Sì, penso di esserci riuscito, anche alla luce delle belle recensioni che ho ricevuto. Il mio obbiettivo era quello di coniugare la riflessione all’intrattenimento della lettura, ossia far riflettere e divertire lasciando al lettore qualcosa con questo libro.

Come è nata l’esigenza di coniugare la filosofia in forma narrativa? E quali sono state le difficoltà che ha dovuto superare?

Essenzialmente è nata per un bisogno di arrivare all’altro, di far uscire la filosofia dal mondo della saggistica: per coinvolgere in questo modo il maggior numero di lettori possibili. La maggiore difficoltà che ho dovuto superare è stata quella di trovare uno stile adatto a ciò che ho descritto.

Nei suoi racconti viene rappresentato un protagonista che si ritrova inspiegabilmente in una situazione a lui sconosciuta e, mostrandosi disorientato, viene accolto da altri personaggi che hanno la funzione di guida, funzionali quindi ad accompagnare il protagonista (e il lettore) nella scoperta del luogo, ma soprattutto a svelare il ruolo che il protagonista ha in quella narrazione.  A primo impatto questa immagine narrativa ricorda molto La Divina Commedia, in cui Dante si ritrova a scoprire una situazione totalmente sconosciuta, accompagnato da una guida, in quel caso Virgilio.
Ecco, si tratta semplicemente di una citazione, o c’è di più dietro questa scelta narrativa?

C’è di più. Ho scelto questi espedienti per mettere in luce l’impossibilità di confrontarmi con il moderno su temi così complessi: come il tema del senso della vita. Ho scelto di narrare in questo mondo per tagliare con il mondo attuale, come se non esistessero delle figure degne dell’attenzione della filosofia, oggi.

Nella sua opera sono riscontrabili diversi richiami alla filosofia classica, a chi si è ispirato in particolar modo?

A Luciano di Samosata, autore che ho ammirato moltissimo da ragazzo, ma anche il più moderno Voltaire e il grande Swift.

L’opera di Turturiello nella contemporaneità

Nella contemporaneità come si può collocare la sua opera, L’anti-Fedro, Nubicuculia, e Ade o la rivolta dei sapienti?

Non si può collocare in nessun luogo della letteratura moderna, è un’opera, la mia, così originale da dover restare da sola per sempre; però si può collocare nel settore della narrativa di gente del calibro di Voltaire. Che è dove voglio che stia. Non mi darà niente, ma il punto è che sono io che voglio dare o lasciare qualcosa.

Tutti i racconti si basano sulla presenza – concettuale – dell’uomo contemporaneo in contesti storicamente arcaici. Anche il modo di parlare e di interagire del protagonista, quando non il suo stesso stile di pensiero, si colloca in una dimensione anacronistica rispetto al tempo a cui appartiene. Come mai c’è stata questa decisione di trasformare l’uomo contemporaneo in uomo antico, invece di farlo aderire alla modalità di pensiero e d’espressione a cui storicamente appartiene e giocare sui contrasti?

Ho deciso in questo modo perché, a mio modo di vedere, l’uomo moderno è un uomo che non merita di entrare nella mia letteratura, perché vive in una dimensione distopica che ha non nulla da spartire con i miei ideali e interessi. Oggi la vita, come ho detto in Nubicuculia, contraddice la vita che l’uomo dovrebbe invece vivere.

Nubicuculia, l’Averno, l’Isola dei Beati… il viaggio nell’Oltretomba (in questo caso in un Aldilà più generalizzato e di stampo classico) è il filo rosso che conduce il protagonista a incontrarsi in questi luoghi con i vari sapienti e ad affrontare le più disparate tematiche filosofiche. Quali sono state le letture che più hanno ispirato questa scelta tematica?

Ovviamente la Divina Commedia e l’Eneide, ma anche l’Odissea di Omero.

I tre racconti, L’anti-Fedro, Nubicuculia, e Ade o la rivolta dei sapienti, hanno anche un altro tema in comune: la decadenza dei costumi e della moralità contemporanea. Secondo lei la filosofia potrebbe arginare questo declino pronosticato nel libro, oppure no?

Purtroppo non può. La gente non si renderà mai conto dell’importanza della filosofia nella vita, così come non si era resa conto della virtù di Socrate duemila anni fa o di Bruno, ossia che è una guida per farci agire assennatamente e virtuosamente, anche oggi gli uomini si lasceranno sfuggire l’occasione di apprezzare l’importanza della filosofia, andranno avanti senza un senso o una ragione a muovere le loro vite giungendo alla vecchiaia senza aver vissuto, il che significa senza aver compiuto nulla di buono.