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È il 1951, J.D. Salinger ha trentadue anni, e ha già alle spalle esperienze devastanti quando pubblica il suo primo romanzo, The catcher in the rye.
In Italia verrà pubblicato la prima volta nel 1952 da una poco conosciuta casa editrice romana, la Gherardo Casini Editore, con il titolo di Vita da uomo.
Sarà solo nel 1961 che Einaudi pubblicherà questo libro con il titolo de Il giovane Holden, questa è l’inizio di una leggenda.

L’autore

Jerome David Salinger, o come preferiva firmarsi semplicemente J. D. Salinger, nasce a New York nel 1919, figlio di Solomon Salinger e di Miriam Salinger cresce in una famiglia rispettosa dei più tradizionali valori ebrei.
Solo in seguito alla celebrazione del proprio bar mitzvah venne a conoscenza delle origini della madre, la quale si è convertita all’ebraismo in occasione del matrimonio.

L’infanzia pare sia stata caratterizzata da una forte presenza materna, aspetto presente anche all’interno de Il giovane Holden, come anche il rapporto che il giovane Salinger avrà con la scuola, infatti come Holden Caulfield, Salinger lascerà diversi college e università.

Nel 1942 partecipò ad alcune tra le più dure battaglie della seconda guerra mondiale, fu durante l’avanzata della Normandia verso la Germania che conobbe Ernest Hemingway, con il quale non cessò mai di scambiarsi una fitta corrispondenza epistolare.

Fu uno dei primi a visitare un campo di concentramento, esperienza che lo segnò duramente fino ad essere ricoverato a causa del forte stress subito durante i combattimenti.

Il giovane Holden segnò un momento di grande notorietà per lo scrittore, il quale decise di ritirarsi dalla scena pubblica, rendendosi sempre più schivo agli occhi dei giornalisti.
Da quel momento iniziò un periodo che lo rese sempre più solitario e distante dalla società.
Questo isolamento che lui imponeva non solo a se stesso ma anche ai suoi familiari li portò agli estremi della convivenza.
In particolare la sopportazione della moglie, Claire Douglas, nei suoi confronti ebbe un esito estremamente negativo, quando nel 1967 decise di chiedere il divorzio.

Come abbiamo precedentemente detto era molto raro che Salinger rilasciasse interviste, ma tra le poche e rare frasi che ha concesso c’è né una in particolare che descrive perfettamente la condizione dello scrittore in quegli anni:

“Non pubblicare mi dà una meravigliosa tranquillità…Mi piace scrivere. Amo scrivere. Ma scrivo solo per me stesso e per mio piacere.”

Dunque Salinger continuava a scrivere, e assiduamente anche, non aveva certo perso l’abitudine, e anzi continuava a dedicare le sue mattine alla scrittura.

Per comprendere la figura di J. D. Salinger vi consiglio di guardare il docufilm Salinger del 2013 diretto da Shane Salerno.
Qui il trailer.

Il giovane Holden, in Italia

Affidandone la traduzione ad Adriana Motti, Einaudi fece una scelta azzardata, decise di dare al libro il titolo de Il giovane Holden.
Questa scelta potremmo dire che sia stata vincente, oggi, almeno in Italia, nominare questo libro con questo titolo vuol dire identificare immediatamente il libro stesso.

Alla fine dell’attuale edizione vi è un apparato che spiega le motivazioni del titolo originale e il perché in Italia non sia stato tradotto letteralmente.
Si legge:

“Abbiamo deciso di non proporne una nuova traduzione perché Il giovane Holden è ormai qualcosa di più di un titolo. È una figura, un segno di riconoscimento, un frammento di memoria condivisa attraverso le generazioni per tutti i lettori di Salinger.”

Quello che Einaudi è stata in grado di fare è costruire intorno a questo libro una struttura capace di rendere il libro stesso identificativo, e al tempo stesso immortale.

Questo processo si è poi concretizzato grazie al progetto grafico.
Nel 2014 Einaudi pubblica nuovamente Il giovane Holden, decide però di rendere omaggio a quelle che erano le volontà dell’autore.
Salinger infatti sosteneva che il lettore avrebbe dovuto approcciarsi, e apprezzare il libro solo grazie alla storia, non avrebbe voluto l’interferenza di un’immagine in copertina, nessuna illustrazione, né colore.


Così quando Einaudi pubblicò la nuova edizione de Il giovane Holden questa non solo era rappresentata da una copertina bianca, ma non aveva, e non ha tutt’ora, alcun apparato paratestuale, nessuna biografia dell’autore, nessuna trama.

Questo è anche il motivo per cui l’autore non ha mai accettato di cedere i diritti per la versione cinematografica del libro, ovvero perché non voleva che i lettori/spettatori associassero uno specifico volto al protagonista.

La scelta di realizzare la copertina del libro completamente bianca è stata anche questa azzardata, ma come nel primo caso, anche questa volta è stata una scelta a mio avviso fortunata, confermando l’originalità e l’identità di questo libro.

Il bianco ormai appartiene a Salinger, non c’è niente da fare, ormai non è possibile rappresentare un altro libro con una copertina bianca, significherebbe cercare di raggiungerlo, senza però riuscirci.

La trama de Il giovane Holden

Questo libro è talmente conosciuto, e il suo valore è ormai riconosciuto, che mi sembra futile spiegare la trama, però magari chi ci legge non lo ha ancora letto, e ora è in cerca di una breve sinossi, ecco dunque di che cosa parla Il giovane Holden.

Siamo nella fine degli anni quaranta, Holden Caulfield è un ragazzo, un adolescente con un forte carattere, non si fa certo dire cosa fare.
Non va molto d’accordo con la scuola, o meglio non sopporta l’idea di sottostare all’insegnamento degli adulti, come non sopporta l’ipocrisia e i finti bei comportamenti che vede all’interno delle istituzioni scolastiche.

Holden è insofferente anche nei confronti dei suoi genitori perché li vede come accusatori, e già schiavi dei comportamenti ipocriti tipici degli adulti.

Gli unici che si salvano sono i suoi fratelli.
Il più grande, D.B. che vuole fare lo scrittore e per questo Holden lo ammira, anche se non condivide la sua scelta di scrivere per il cinema.
La sorellina Phoebe, alla quale si riferisce e si rivolge sempre con grande tenerezza.
Il fratello minore Allie, che è morto a causa della leucemia all’età di undici anni.

Anche se all’interno del romanzo Holden parlerà con altri personaggi si sente come tutto sia funzionale a raccontare di sé, i personaggi che parlano ci danno gli strumenti per capire il carattere e i comportamenti del protagonista.


Tutto ci racconta del malessere e delle difficolta emotive che il protagonista sente, le dice ad alta voce, è cosciente dei suoi sbagli, ma non riesce a non farli ancora, cerca sempre il limite di qualcosa che non conosce.

Tutta la narrazione si svolge nell’arco di pochi giorni.

Siamo a ridosso delle festività natalizie Holden Caulfield è stato cacciato per l’ennesima volta dal college, ma visto che la notizia non perverrà prima del mercoledì successivo alla famiglia decide di prendersi questi pochi giorni per stare da solo.
Sono giorni solitari, in cui vediamo un ragazzino adolescente fare cose da adulto, senza poi veramente compiere le azioni, perché infondo è ancora un bambino.

Il linguaggio è forte, non è gentile, ma è veritiero, come pensate che si comporti un ragazzino che abbandona il college e che invece che raggiungere la famiglia decide di prendere una camera in un motel?

La forte personalità di J. D. Salinger

Il quadro che si compone è quello di un uomo dal carattere deciso, che con sicurezza sa cosa vuole e cosa non vuole fare o far fare ai suoi personaggi. Uno scrittore dalla forte personalità, che non transige sulle proprie condizioni e non ammette proposte diverse dalle sue.
Nulla può cambiare i suoi progetti, nessuno può decidere di modificare quello che lui ha progettato.

Salinger non ha pubblicato molto ma ha comunque continuato a scrivere tanto, questa produzione  incognita è stata però accuratamente curata dallo scrittore, che ha infatti archiviato tutto ciò che ha scritto, queste le parole della figlia Margaret:

“Un contrassegno rosso significa, se muoio prima di averlo finito pubblicatelo così com’è, uno blu significa pubblicatelo ma prima sottoponetelo a revisione, e così via.”

Uomo discreto, come le sue scelte.

J. D. Salinger è dunque una figura interessante, per volontà o no è riuscito a creare attorno a sé una sorta di divinazione, la scelta di una vita schiva e solitaria lo ha reso un personaggio curioso agli occhi dei lettori.
Oggi le copertine dei suoi libri rispecchiano anche la personalità dell’autore.

P.S. Non sapevo dove scrivere che avevo letto Il giovane Holden quando anche io ero adolescente, e aveva avuto il potere di attraversarmi, lasciando delle cose che per me erano rimaste irrisolte, cose che non avevo compreso.