Giorni al neon è l’opera d’esordio di Linda De Santi, scrittrice toscana nata nel 1985. È edita da Prospero Editore ed è uscita quest’anno per la collana Inchiostri.

Si tratta di una raccolta di racconti a tema ufficio/vita d’azienda con una prospettiva del tutto particolare: l’aggiunta, nella maggior parte di essi, di un tocco di sovrannaturale.

Come una spolverata di pepe può intensificare il sapore degli ingredienti in una pietanza, il sovrannaturale accentua l’assurdità del reale. Queste trovate sono, infatti, nulla di inaudito: un fantasma che continua a lavorare per la propria azienda, facendo dispetti agli ex colleghi; le apparizioni di una sorella morta da tempo a farti anticipazioni su come andrà un colloquio di lavoro; un improvviso invecchiamento che nel giro di poche ore ti riduce a una mummia e infine in polvere.

Giorni al neon: quando il weird è la realtà

Se il punto forte fosse stato il perturbante, sicuramente si sarebbe trovato modo di spingere più a fondo. Tuttavia, come spesso si dice, la realtà supera di gran lunga la fantasia, ed ecco che le trovate magiche, volutamente banali, servono ad attirare l’attenzione verso gli aspetti assurdi della vita di tutti i giorni.

In questo caso la vita d’azienda, che molti di noi affrontano quotidianamente. Una lotta continua in un grigiore rischiarato solo dalle pulsanti luci al neon: piccole cattiverie, incoerenze, ambizioni e passioni vissute tutte all’interno di cubi di cemento, che ci vedono correre come criceti su una ruota, convinti che arriveremo da qualche parte, che ogni nostro piccolo gesto è importantissimo, quando poi – come dice la canzone Thumbs di Sabrina Carpenter, “they’re all just working to get paid the very same” . Stanno tutti lavorando solo per essere pagati allo stesso modo (con la morte).

E la morte è un filo conduttore per tutti questi racconti; i protagonisti la trovano o ne sono semplici spettatori, o comunque ne subiscono le conseguenze.

Lo stile è piacevole, diretto, senza fronzoli. L’autrice è molto brava a descrivere piccoli particolari che aiutano il lettore a immaginare le scene, e che giovano alla verosimiglianza.

Non è una raccolta priva di difetti: ci sono alcune ripetizioni concettuali che fanno perdere interesse per alcuni racconti, mentre altri, a causa della brevità, ti lasciano un po’ a bocca asciutta (l’ambientazione del racconto Cieli Stellati ha un sapore distopico estremamente interessante).

La Perdita, l’ultimo dei racconti, è piuttosto slegato dagli altri, per quanto molto bene eseguito dal punto di vista espressivo – la confusione mentale della protagonista è mostrata con grande abilità.

Si tratta di un buon esordio, che mette in luce (luce al neon?) il talento di Linda De Santi, di cui è possibile recuperare alcuni racconti nelle raccolte edite Moscabianca Human (Venere di Nylon) e WoW (I ricognitori).

Maria Giulia Taccori