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Febbre (ant. Fèbre) s. f. [lat. fèbris].
1. Aumento della temperatura corporea al disopra della norma […], dovuto a cause morbose che agiscono nell’interno dell’organismo […]
(Treccani)

È il primo giorno di dicembre del 2016 quando su un Gay.it Jonathan Bazzi scrive un articolo in cui dichiara: credo che questa cosa riguardi più voi che me.
La cosa di cui Jonathan parla è la sieropositività all’HIV, che lo vede coinvolto in prima persona. (qui l’articolo)

Un articolo che rappresenta una vera e propria dichiarazione di guerra ai pregiudizi.

Jonathan è chiaro fin dalle prime parole, ci racconta la sua esperienza con estrema onestà, e mette in evidenza quei pensieri sbagliati, quelle costrizioni mentali che caratterizzano una società come la nostra.
Società che purtroppo tenta ancora oggi di nascondere invece che affrontare.

La questione della sieropositività all’HIV e poi all’AIDS viene solo tollerata, nascosta per quanto possibile, ma mai completamente accettata.
Jonathan si assume la responsabilità di uscire allo scoperto, di dire le cose come stanno, di chiamarle con il nome che le caratterizza e come è facilmente immaginabile le conseguenze non si fanno attendere.

In seguito all’articolo che Jonathan scrive nel 2016 riceve molti messaggi da parte di chi è in cerca di supporto, di conferme, ma anche da chi si sente in diritto di accusare, e così lui che ha rivelato il velo e ha cercato di far luce sulle ombre di una questione nascosta viene trasposto nel ruolo di vittima, ancora una volta chi denuncia viene giudicato.

Febbre di Jonathan Bazzi

Ho l’HIV, sono sieropositivo: cosa significa? Ti faccio paura? Ti faccio schifo? Non è importante, non mi interessa. Sono stato arruolato a mia insaputa nell’esercito degli impuri, degli appestati, dei portatori di un male speciale.

Febbre, Jonathan Bazzi, Fandango, 2019

La storia vissuta da Jonathan Bazzi non rimane cristallizzata all’interno della dichiarazione di cui abbiamo parlato prima, Jonathan non si ferma, non smette di parlare delle sua esperienza, e nel 2019 pubblica Febbre, pubblicato da Fandango, con cui ripercorre la sua vita, e ci restituisce la cronaca di due storie che viaggiano parallelamente e che poi confluiscono in un unico spazio e tempo, che è quello del presente.

Una storia è ambientata a Milano, Jonathan ha 31 anni quando nel 2016 scopre di essere sieropositivo all’HIV, il percorso che lo porterà alla consapevolezza e all’accettazione di questa condizione sarà lungo e difficile.

L’altra storia è ambientata a Rozzano, luogo d’origine del protagonista e dell’autore.
Il protagonista rivive tutti gli avvenimenti dolorosi della sua infanzia, dalla separazione dei genitori, passando per la consapevolezza di sentirsi diverso, fino ad arrivare agli atti di bullismo che Jonathan subisce.

Due storie, due strade separate, ma che convergono entrambe nella storia della stessa persona: Jonathan Bazzi.

I luoghi

Come abbiamo accennato prima questo romanzo ci riporta due storie diverse e quindi è ambientato in due luoghi diversi.

Rozzano

Da una parte abbiamo Rozzano, piccolo comune dell’hinterland milanese, luogo di origine dell’autore e del protagonista del romanzo.
Rozzano rappresenta anche il luogo da cui Jonathan si vuole allontanare, sono tanti i motivi per cui sente di doversene distaccare.
In primo luogo il protagonista riconosce di essere diverso rispetto a chi gli sta intorno, dai parenti fino ai bambini a scuola, Jonathan ama studiare, leggere, imparare, e queste sono caratteristiche tanto apprezzate dai suoi insegnanti quanto sottovalutate dai famigliari.

Milano

Abbiamo poi Milano, che rappresenta il risultato del raggiungimento dell’indipendenza che il protagonista è riuscito ad ottenere, Jonathan è ormai autonomo, pensa a sé stesso, è ormai lontano da quel luogo in cui non si vedeva rappresentato.

Con questo romanzo Jonathan Bazzi ci rende partecipi non solo della sua personale esperienza di vita attraverso il tema dell’HIV, ma ci regala ancora una volta una dimostrazione di coraggio, in cui mette a nudo tutte le difficoltà e gli ostacoli che ha dovuto affrontare.

Una scrittura essenziale

La scrittura di Jonathan Bazzi è essenziale, priva di orpelli e descrizioni inutili, punta dritto al punto e non lascia scampo al lettore, che è quasi costretto a procedere la lettura secondo un ritmo incalzante. Così il lettore si trova di fronte ad un flusso ininterrotto alternato da pensieri personali e dolorosi ricordi di infanzia.

Febbre, un libro di successo

Febbre di Jonathan Bazzi pubblicato da Fandango è stato proclamato Miglior libro del 2019 dalla prestigiosa trasmissione radiofonica “Fahrenheit”, ma questo non è il solo riconoscimento che il romanzo ha ottenuto, infatti Febbre è tra i semifinalisti del Premio Strega 2020, gli auguriamo quindi di stregare la giuria e di ottenere il primo posto sul podio.
Anche da parte della critica il parere è unanime, questo romanzo è spettacolare, necessario ed estremamente forte.

Tuttavia, pur riconoscendo l’alto valore che il romanzo contiene e l’estremo atto di coraggio che l’autore ha attuato per scriverlo io non ho trovato un’esperienza di lettura che mi ha appagato completamente, sono felice di averlo letto per essermi confrontata con la testimonianza di un’esperienza forte e molto intima, ma purtroppo ho riscontrato una narrazione sostenuta da una scrittura acerba e a tratti autoreferenziale, caratteristiche che secondo me è bene evitare per un romanzo, anche se autobiografico.