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Exilium: due angeli senza macchina cercano di tornare a casa

Un esordio a quattro mani

“Genova. Tra una canzone di De André, un riferimento ai Queen e un sigaro di troppo, due angeli ignavi hanno trovato il modo di ritornare nel loro Paradiso Perduto. Ma a quale prezzo? Exilium – Katabasis, il primo volume del dittico urban fantasy di Andrea Piera Laguzzi e Hilary Sechi (IDEA – Immagina D’Essere Altro), racconta la storia dei due ignavi gemelli Bartolomeo/Hemah e Gregorio/Af a partire dalla Caduta e le loro peregrinazioni per ritornare a casa.

Ricorda qualcosa? Di certo, agli appassionati di mitologia ebraico-cristiana non sfuggiranno né i riferimenti dei nomi ebraici, né la natura di angeli ignavi, spesso trattata nelle scritture apocrife. Tuttavia, per gli appassionati di cinema, è impossibile non notare come la trama richiami al film di Kevin Smith, Dogma. Almeno come principio: due angeli sbattuti fuori dal paradiso, senza una macchina, cercano di tornare a casa.

Allunghiamo i capelli a Ben Affleck e più o meno abbiamo la versione pezzotta di Bartolomeo

Nonostante il divertimento nel paragonare due opere con filo conduttore simile, però, va detto che Exilium non è un libro comico o satirico. Anzi, è dark. Molto dark. E se a tratti non manca di suscitare un sorriso, se non proprio una risata, non possiamo fermarci solo a questo, perché l’opera a quattro mani di Laguzzi e Sechi è tanto, tanto di più.

Exilium – Katabasis: la ricerca del proprio posto

Exilium, come i migliori fantasy, racconta di un viaggio. Un viaggio che i protagonisti sono chiamati a compiere per raggiungere il loro obiettivo. L’agognato premio finale, stavolta, è niente meno che il Paradiso da cui sono stati cacciati in maniera sofferta e a cui desiderano fare ritorno.

L’apertura dei cancelli, però, richiede un sacrificio di sangue. Un rituale che Bartolomeo e Gregorio sembrano disposti a compiere a momenti alterni, a seconda dell’intensificarsi o dell’affievolirsi del rancore che provano l’uno per l’altro. La storia potrebbe procedere benissimo così: col conflitto che si intensifica man mano, fino al raggiungere l’apice del climax sulla battaglia finale.

Bene, Exilium, per dirla in francese, se ne fotte delle regole e cambia le carte in tavola: l’obiettivo muta, cambia costantemente. Quella dei due ignavi è una quest destinata a non avere fine, perché, come in tutte le storie più umane, l’oggetto del desiderio è sempre irraggiungibile.

Il viaggio compiuto dai due gemelli, di cui non conosciamo ancora la destinazione finale, consiste in una ricerca molto più profonda: quella del proprio posto nel mondo.

Exilium: Dio si è fatto uomo, gli angeli pure

Entrambi i protagonisti sono anime perse, intente a vagare su un mondo che non comprendono fino in fondo e che li lascia sempre più smarriti. In questo smarrimento, commettono errori, sbagliano, si umanizzano ed è in questo transustanziare sempre più in esseri umani che si realizza la loro effettiva natura divina. Come dei novelli Cristo – più rabbiosi, più frustrati, molto meno “santi” – si “fanno uomo” e nel diventare tali, nell’abbassarsi a vestire un habitus non proprio, così lontano dal sé, nel mettersi nei panni dell’Altro, entrano in contatto con la loro stessa essenza, con la parte migliore – e anche la peggiore – del sé.

Quello di Bart e Greg è un esilio che vede contrapporsi memoria e carne, ragione e istinto, desiderio e abnegazione. Un viaggio che non procede su una linea retta, ma defluisce in tanti rivoli, si scioglie in insenature insidiose di improbabilità che, in ogni caso, conducono tutte al mare.

La bellezza del loro viaggio è proprio qui: in questa transustazione costante. In un deformarsi, plasmarsi, riscoprirsi diversi e uguali a sé stessi. E la scorrevolezza delle penne di Andrea e Hilary non lascia scampo al lettore, che si troverà presto a percorrere con loro le strade di Genova attraverso i secoli.

Exilium: la discesa nell’Ade per ritrovarsi

Personaggi illustri sono scesi nell’Ade. Istar, Orfeo, Ercole, Ulisse (anche se lui si ferma sulla soglia), Enea, Cristo, Teseo… il più famoso resta Dante, sulla cui Katabasis ha montato un’intera Trilogia. Il più recente, invece, è Percy Jackson, che più volte va a fare visite non proprio di cortesia allo zio.

Insomma, il viaggio nell’Averno è una tematica ricorrente sia nella mitologia, che nel genere fantastico. In questo, Exilium si innesta sul percorso della tradizione epica e porta i due ignavi direttamente nelle fauci dell’Ade. O, per meglio dire, dell’Inferno stesso, perché la loro non è di certo una rimpatriata amichevole con Lucifero, né un passaggio obbligato per la salvezza del mondo. No. In gioco, qua, ci sono solo delle anime. Una salvezza ricercata per egoismo e senso di colpa, non di certo per nobiltà d’animo. La katabasis di Bart e Greg è più simile a quella di Orfeo che di un Dante, eppure, in un certo qual modo, non è meno “santificatrice”.

L’Ade, difatti, non è altro che l’abisso che alberga nell’animo. Un luogo oscuro, che ci appartiene e che non vogliamo vedere, ma che ci attira inesorabile. Cosa ci sarà alla fine della “scala profonda”, la chiama Pessoa, del nostro inconscio? Da cosa siamo spinti a indugiare sulla soglia, come Ulisse, o a percorrere i gradini finché le tenebre non ci soffocano?

L’Averno è il luogo dove alberga uno specchio che ci rende il nostro riflesso distorto ma, forse, più veritiero che mai. Attraverso le nostre meschinità, i nostri egoismi, i nostri tragici e affatto divini errori di esseri umani, ci riscopriamo e percepiamo – distante, ma presente – la meraviglia del mondo a cui apparteniamo. Ci vediamo spogli, privi di sovrastrutture, fasci di muscoli e anima palpitante. Siamo ciò che siamo e, in questo, i protagonisti di Exilium non fanno eccezione: sono ciò che sono e possono ritrovarsi solo attraverso la metamorfosi – antecedente nel testo – e il riconoscimento finale una volta varcata la soglia.

Errare è umano, ma trascende il divino

Bart e Greg, ma anche Michele, Raffaele, Uriele, Azzurra, Lorena, perfino Abyzou, Pruslas, Agaliarept, sono personaggi erranti. Sia perché girovaghi, alla ricerca di qualcosa che non possono trovare, sia perché sbaglianti. Sbagliano, cadono, si rialzano. E questo li rende tanto umani, quanto divini. Nessuno di loro è, al momento, capace di perdono, neanche coloro – gli arcangeli – che dovrebbero essere più vicini a Dio. Eppure, in questo continuo girovagare, in questo affacciarsi a una realtà che li vuole sempre più miseri, sempre più gretti, sempre più egoisti… eppure, proprio quando stanno per affogare nel proprio egoismo, avviene la catarsi: lo sbaglio, l’errore diviene motore dell’azione, delle scelte inconsuete che portano demoni ad amare e angeli a odiare.

E gli ignavi? Loro stanno nel mezzo, come gli umani. Agitati da tanto amore quanto da tanto odio, è attraverso l’errore che si approssimano sempre di più a Dio che, presenza immobile, a lungo nominata ma mai parte attiva della narrazione, osserva e conduce tutti sulla strada da Lui scelta, guidando le penne delle due autrici per regalarci una storia appassionante, crudele, realistica nel suo ambiente fantasioso, terribilmente dettagliata. Un esordio che ha tutti i numeri per far parlare di sé e che crea la giusta aspettativa per il secondo e conclusivo volume.

Nel frattempo, godetevi i disegni di Bart e Greg e degli altri personaggi di Exilium – Katabasis sulla pagina FB dedicata: Exilium saga.

Giulia Manzi