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Siamo giunti al penultimo incontro dedicato alla figura del Sommo poeta Dante Alighieri e alla sua Divina Commedia.
Oggi ci focalizzeremo sulla figura del Sommo poeta e le forme d’arte nella Divina Commedia.

Attraverso questi appuntamenti abbiamo voluto affrontare delle analisi dell’opera attraverso molteplici aspetti, che spesso non sono affrontati in maniera ampliata e collettiva.

Abbiamo iniziato a febbraio con il primo appuntamento prettamente dedicato a Dante, analizzando come esso fosse un uomo come noi, con i suoi pregi e i suoi difetti, più simile a noi di quanto pensiamo.

Le arti nella Divina Commedia

Il tema che tratteremo oggi ha a che fare con il mondo dell’arte in senso ampio.

L’arte entra a contatto con la Divina Commedia sotto molteplici aspetti. Durante il suo percorso Dante ha avuto modo di incontrare innumerevoli artisti, come Dedalo, Giotto, o Casella.
L’arte è entrata a contatto con la Divina commedia anche per come essa è stata rappresentata, ad esempio possiamo ricordare le opere di eccellenti artisti come Gustave Doré che ha illustrato l’opera dantesca.

Illustrazione di Gustave Doré
La Divina Commedia illustrata da Gustave Doré

Oppure ancora i disegni di Sandro Botticelli, si tratta di 100 disegni commissionati all’artista da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici. In realtà poi ne realizzò 92 di cui uno solo fù completato, quello che introduce i Canti dell’inferno, ovvero La voragine infernale.

La voragine dell’Inferno di Sandro Botticelli

Le forme d’arte nella Divina Commedia

In realtà il contatto che la Divina Commedia ha con l’arte va oltre alla rappresentazione che gli artisti ne hanno tratto. Si tratta di un aspetto che sta alla base strutturale dell’opera stessa.

Dante aveva una capacità sorprendente di narrare un mondo inventato, che solo lui aveva immaginato, tanto era la bravura che ha significato una rappresentazione dell’aldilà che è stata condivisa ancora fino ad oggi (ovviamente per i credenti).

Il genio dantesco ci ha offerto anche la possibilità di concepire delle riflessioni più ampie sul rapporto dell’aldilà e dall’arte.

Per come Dante ha rappresentato la Divina Commedia sembra si possa tracciare un collegamento tra la rappresentazione stessa dell’opera e le diverse forme artistiche: l’Inferno sembra appartenere alla disciplina materica della scultura.

La porta dell’Inferno di Rodin

I sentimenti in questa parte della Divina Commedia sono amplificati, molto spazio lo detengono emozioni come la tristezza, il rimpianto e la rabbia. Sentimenti intensi propri della scultura appunto, che richiede l’uso di forza ed energia.

Nel Purgatorio tutto diventa più neutro, gli atteggiamenti sono neutri, i personaggi sono rappresentati rassegnati, in attesa di espiare le proprie colpe. Se c’è una forma artistica che li rappresenta meglio è la pittura, l’arte della calma e della pazienza, che richiede gesti ragionati e precisi.

Purgatorio

Il Paradiso invece non si collega prettamente ad un’arte visiva quanto più all’arte musicale. I personaggi sono descritti in uno stato di beatitudine e di pace serena, in linea con il creato, armoniosi come è armoniosa la musica.

Il Paradiso, un disegno di Sandro Botticelli.

Questa rappresenta una chiave di lettura della struttura della Divina Commedia, amiamo pensare che anche nelle intenzioni del Sommo Poeta ci fosse una voglia di collegare le tre parti ad una forma precisa d’arte.
Immaginando che sia così noi crediamo che questo confermi il genio che è stato Dante Alighieri.